logo_arnaldo_miccoli.jpg

Angelici demoni, demoniaci angeli

Scritto da Riccardo Barletta.

Il titolo di questa mostra è solo in apparenza contraddittorio; si deve infatti por mente che può esservi,

nella società e nella psicologia del profondo, una mutazione sostanziale. Nella concezione corrente fino a ieri, l'angelo in quanto messaggero era sempre portatore di buona novella per l'anima. Viceversa il demone era una forza oscura, conduttrice su una china perversa e dannosa. Nel mondo modemo la dicotomia tra bene e male, a mano a mano, si perde, Lo stesso evento diventa bifronte, apportatore di valori opposti. Nasce una nuova condizione che, profeticamente, Paul Kee additò già dal primo decennio del secolo, con queste lapidarie patole: "Il nuovo siprepara, il diabolico e il divino si amalgameranno in simultaneità, il dualismo non sarà trattato come tale, ma nella sua complementare unità". E' come dire che il diabolico e il divino da enti in dialettica bipolare divengono un assurdo circuito chiuso. Si tratta dell'òsmosi confusiva, che caratterizza l'ambigua situazione, limbica,dell'uomo contemporaneo.

Prima di entrare nel merito della mostra, un flash sull'artista. Ho definito Amaldo Miccoli, nella monografia a lui dedicata (Capone Editore, Cavallino di Lecce), un "americano" della Terra d'Otranto per individuare le polarità sia di una storià, sia di una antropologia. Da una parte un pittore radicato alla condizione popolare del profondo Sud, dall'altra l'intellettuale latino nell'impatto straniante col mondo anglosassone. Situazioni sicuramente agli antipodi, ma congiunte per l'interesse e l'urgenza verso l'umano costante in Miccoli. Un impegno tenace e solitario che si tradusse prima in opere pregnanti d'arcaismo, poi in lavori d'una attenzione plastica in cui si sedimentano sollecitazioni sadico-erotiche. Superati il "periodo arcaico" e il "periodo erotico", dal 1981 l'artista di Cavallino di Lecce entra in un "periodo magico-grottesco", entro cui va ricondotta anche la presente mostra. Si hatta di un interesse polarizzato sull'elemento psichico, nella determinazione di figure e personaggi dei regnioscuri, l'al di là del cosiddetto "reale". Al centro c'è una visione demoniaca del mondo, che investe nel contempo una dimensione estetica e una morale. In un primo periodo le entità demoniche che appaiono nclla pittura di Miccoli hanno sembianze ferine: il drago, il Minotauro, l'uccello fottitore, la chioccia d'oro.
Immagini dal disegno graffiante. In parallelo sopravvengono immagini di gladiatori, il cui viso sfaccettato crudamente indica uno stadio di perdita di identità e di
ambiguità esistenziale. In una fase più avanzata, il demoniaco si sviluppa in un complesso gioco di trasparenze, di incastri fisiognomici, superando così il primo momento, che era basato soprattutto su una resa plastica, incisivamente deformante.
Un esempio di questa maniera è il dipinto intitolato Cernobil (1988), in cui il disastro della centrale nucleare russa viene trasfigurato in una specie di apocalisse postmoderna, laddove la terra brucia con i suoi esseri luciferini.
Nell'opera intitolata Penelope(1986) il viso della donna si sdoppia, indicando una snaturazione dell'umano, mentre la rossa atmosfera suggerisce una impossibilità
di liberazione. In altri dipinti, i visi di una popolazione di esseri senza speranza si incastrano, formano labirinti stici trasparenti, segnalano mancanza di gerarchie, svelano demenzialità di atti. Il tutto tradotto nella pompa vanagloriosa di un colore pieno di allucinati bagliori sulfurei e di spaventosi blu notturni senza limiti.

Questa pittura di Miccoli, a buon diritto, non la si può far rientrare nel surrealismo canonico. Piuttosto siamo di fronte a una mitopoiesi, svolta nel territorio del grottesco. Declamatori e ossessivi, antinaturali e carichi di stress immaginario, trasgressivi della legge di gravità e dello spazio e del tempo, questi lavori hanno la pungente urgenza moralistica di indicare, al contemporaneo, i pericoli a cui sta andando incontro allorchè si allontana dall'umano. La loro iperdimensione labirintica è il sintomo della caduta nello rhizomorfo, in un arsenale di pulsioni verso il mostruoso, l'ibrido, il macabro, il ferino. In un gioco senza fine, alla ricerca di un vero eros impossibile.
Il demoniaco della storia dell'arte - da Bos.h a Signorelli, a Max Ernst a Klce - è una linea poco conosciuta in generale, ma estremamente importante. In questa linea va inscrito l'apporto originale di Arnaldo Miccoli, artista validamente impegnato su un piano internazionale. I suoi "angelici demoni" oppure i suoi "demoniaci angeli" li possiamo incontrare tutti i giorni: nella vita, sulle pagrne dei giornali o sul video.
Come operazione a contraiis, essi ci riportano all'alterità del sacro nonché alla maternità benefica della natura. E' il sortilegio sottile dell'arte che, laicamente, li fa parlare, mettendoli emotivamente in comunicazione con la nostra anima.