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Parate teatrini e splendore del Sud

Scritto da Alberico Sala.

La tentazione è immediata e forte, d'eesere tratti ad etichettare la pittura di Arnaldo Miccoli, artista pugliese che da parecchi anni ormai vive e lavora negli

Stati Uniti, o Nuova York. Lo sguardo è aggredito da una luce rossa che fa rinvenire l'universo dei pittori dell'America del Sud, da Siqueiros a Orozco, da Rufino Tamayo per certe raffinatezze cromatiche, a Diego Rivera, per l'assunzione d'una natura primitiva, espesizioni di simboli della terra, carichi di magia e di fatalità, come l'anguria, che squilla con la sua polpa sanguigna e suggerisce l'idea di una totalità chiusa ed armoniosa. La fetta staccata inquieta come una mutilazione violenta di una forma felice.
Si può sprofonadre nel tempo, fra i monumenti scampati delle civiltà precolombiane, e i fantasmi delle conquiste e delle devastazioni. Ma Miccoli le visita con intelletto e sentimento di uomo mediterraneo, che più che scoprire ritrova. La sua conoscenza è reminiscenza. Alle immagini dell'immenso deposito sudamericano, fra montagne e foreste, polvere rossa e pietre scolpite, contatti con iol mistero del cielo, si sovrappongono come una luminosa filigrana, quelle della terra pugliese, così wsporta verso il grembo del mondo.
Quasi vent'anni fà, per una mostra romana, l'intelligenza lucida e generosa di Virgilio Guzzi, aveva segnalato il Miccoli:" un sentimento di accento medioevale, romanico, giottesco, se si vuole...".Dai primi decenni dell'undicesimo secolo fino all'intero tredicesimo, la Puglia è stata si sà, prediletta dal romanico. Ma è nella metà del dodicesimo secolo che il gusto romanzo immette nell'iconografia tradizionale di elefanti, grifi, aquile, le figure di Orlando, Artù, mischiate con creature fantastiche, animali trasognati.
Riaggallano dalla memoria di un'estate al Sud, le immagini evocate dalla pittura di Miccoli, per misteriose assonanze e fertili stridori: gli elefanti che reggono la cattedra nella Cattedrale di Canosa, tutto e storiato; la seguenza di figure e draghi fiammeggianti nell'architrave del portale meridionale, e le bestie contratte dei capitelli, in San Benedetto a Brindisi; i volti pieni, tondeggianti sui capitelli della cripta della Cattedrale di Otranto, ed altri, da quella di Bari.
Ne discende una verità di una rappresenrtazione, la fatalità di una coincidenza misteriosa in cui civiltà diverse si riconoscono e si contaminano, attraverso il tempo. Il reagente è stato l'affronto con il mondo americano, quello del nord, più folto di nuovi miti, sogni e tentazioni. Per rappresentarlo Miccoli ha montato le prospettive e le strutture dei palcoscenici popolari, in cui la fantasia suppliva alla povertà,  el edimensioni, come i sentimenti, erano esaltati dalla passione.
La letteratura critica che ha preso in esame in questi anni la ricerca di Arnaldo Miccoli ha proposto molte insegne, dall'espressionismo primordiale al Novecento dalla Metafisica ad una ruvida e robusta versione della Secessione. Miccoli è artista colto e riflessivo; era naturale che attraverssasse il campo degli "ismi" del suo tempo, ma senza farsi contagiare a freddo, assumendo stimoli e suggerimenti per una sempre più piena espressione del proprio mondo. Emerge evidente, lungo la sua ricerca, una costante intellettuale e sprirituale, che nutre la tensione surreale di certi suoi dipinti. Non intendono staccarsi da un impegno realistico, anzi suggerire un appofondimento e una denucia.
Le parate, i teatrini, lo splendore e le distrazioni delle feste del Sud(in'immenso continente che, dall'Adriatico e dalla Jonio, scorre fin negli oceani che circondano il Nuovo Mondo), il tripudio dei colori, i palloncini fermi in un'aria densa, i bastoni variegati, i simboli, ripescati in profondissimi depositi umani, non velano il sentimento della morte, della deformazione delle forme e dei valori. Le famiglie, i bambini, le donne appaiono stravolti da un meccanismo sfrenato, che ha messo sotto la dignità dell'uomo, sacrificandola ai miti contemporanei del consumismo e dell'efficientismo tecnologico. Sulle teste, gli elmi, diventano una seconda pelle, le donne assumono una divisa, esprimono violenza, anche se, nel taglio degli occhi, affiorano sgomento e maliconia , lo smarrimento di chi ha perso il centro, ha lasciato essiccare le radici.
Anche l'amore, la coniugazione di impulsi e desideri, più che un annuncio di intimità, di scambio innamorato, è triste esibizione biologica. Sui girono di un inferno metropolitano, Miccoli con pietà, anche quando il tuo segno è più crudo e devastante, dispone le sue creature. Cercano di dimenticare la loro condizione esistente, lo straniamento in cui sono immerse. Si trastullano con bandierini e giochini delle fiere, ma l'innocua linguadi carta srotolata dal fiato si muta in insidia serpentina. I gladiatori, dentro le armature attillate, si fronteggiano, digrignano i denti canini, celano i coltelli dietro gli scudi.
Forse si guatano pensando alle amazzoni, alle Sabine rapite, alle veneri, alle muse che ahnno sorpreso nelle tele di Miccoli. Forse sperano che la loro lotta le aiuti a ritrovare la loro natura poetica in una regione in cui il mito coabitava con i pensieri e le opere dei giorni e delle notti in terra, dove le ossessioni erano costanza dei remoti impulsi, antichi sentimenti e gentilezze.Par di cogliere, lontano, un canto dentro i cieli rossi di Miccoli, quello delle giovani contadine del Leccese. Per troppo amore desideravano mutarsi in uccellini , per poter nidificare sul petto dei loro innamorati, o in pesciolini per finire nelle reti tese dalle loro braccia. Il loro canto si straziava nel rimpianto di aver smarrito sortilegi(ancora i bastoncini simbolici, intinti nelle smagliante tavolozza di Miccoli), e magia capaci del prodigio. Se dissigillassero le labbra sillaberebbero le parole dei poeti cresciuti nei boschi di cemento, vetro e alluminio, o discesi dalle lunghe vie di asfalto, o arrivati dal mare. Versi disperati e tenerissimi, grida e litanie, voci di Lee Masters e di Carl Sandburg (), di Hart Grane, inabbissatosi tra i flutti; di Cummings; dell'intelligenza sperperata della Costa del Pacifico, del medico William Carlos Williams, amico dei bambini più soli:<...Non posso dire – se io sia giunto all'inferno – per amore di te – ma spesso – laggiù mi ritrovo a cercarti. – Non mi piace - e vorrei essere – in paradiso...>.
I personaggi di Miccoli si accontenterebbero di un ritrovato ordine , composizione di memoria e sogno, realtà e fantasia. Con le loro cannucce, i loro bastoncini, tentano un equilibrio, liberano palloncini, sfere colorate e sperano che non s'infrangano. Nella decifrazione e nella denuncia degli inferi urbani c'è la rivelazione di una volontà redentrice, di una apprensione sociale. Le sue curve ellittiche non sono sentimenti di una spirale perduta, irrecuperabile e senza ritorno. Anche l'erotismo, un tempo più velato e come sugerito, s'è fatto più esplicito, ad annunciare uno stato esplosivo, di risolutiva conflittualità. L'odissea di Penelope forze sta per risolversi, e la sua tela sottratta al supplizio del tessitura e della distruzione.
il linguaggio s'intona a questa evoluzione, si scandisce e si articola in forme sempre più nette, per una denuncia non eludibile.
Arnaldo Miccoli, anche per i fermenti culturali europei, e la sanguigna immaginazione mediterranea, proietta nei nostri giorni la sua analisi della realtà americana. Può collegarsi all'opera di Edward Hopper, tra 1925 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Ma il silenzio che blocca le composizioni di Miccoli , non è incantato, non è una sorta di sospensione, in cui parte si plachino i conflitti. Gli spazi di Miccoli sono colmi di agguati e di fermenti, contengono figure, simboli attinti al grembo di remote civiltà, affrontati con una sensibilità modernissima.
S'accampa contro un fondo di sangue, in una delle più recenti opere di Arnaldo Miccoli, una robusta figura umana, virente, coperte come di piume. Le proiezioni simboliche, dai miti più folti e remoti, convergono su valori inaugurali, di crescita e di chiaroveggenza. Piume come capelli, erba e pioggia. E' un un'immagine emblematica della ricerca di Miccoli, del suo impegno totale d'uomo e di artista, un atto di fiducia in un avvenire che anche la pittura può contribuire a rendere meno luciferino.